La storia della Sig.ra Barbiero Graziella

Mi chiamo Barbiero Graziella, sono nata a Mestre (VE) il 28-02-56.
Tutto iniziò nel 1991 a Gennaio, con un malessere simile ad un influenza che mi passò in pochi giorni. Ma alla fine del mese la mia pancia inziò a gonfiarsi e perciò iniziai a sottopormi a innumerevoli esami e vari ricoveri all’Ospedale di Mirano, ma l’origine della mia malattia non veniva riscontrata. Un giovane medico mi consiglia di fare una visita in Gastroenterologia a Padova, dove arrivo i primi di Aprile. Qui dopo pochi giorni e dopo aver eseguito altri esami mi venne riscontrata la Sindrome di “Budd-Chiari”, una malattia rara che occlude le vene sovraepatiche del fegato. L’unica cura, nel mio caso, è il trapianto di fegato. Il mondo mi crollò addosso, non ero consapevole di cosa mi stesse succedendo. Avevo 35 anni, una bimba di 8 e un maschietto di 4. Entro nella lista trapianti. Faccio spola da Aprile a Luglio, da casa a Padova 2-3 volte alla settimana per eseguire la paracentesi, per lo svuotamento del liquido ascitico. Nel frattempo diminuisco di peso fino ad arrivare a 37 kg. I miei famigliari e mio marito, che hanno vissuto insieme a me attimo per attimo questi terribili momenti, con il loro affetto e il loro amore mi danno forza e speranza.

E’ il 16 luglio del 1991 quando grazie ad un grande gesto di generosità, mi chiamano per il trapianto , che dura per 4 ore circa. Dopo 20 giorni torno a casa. Oggi sono passati 22 anni dall’intervento che mi ha consentito di tornare a vivere, di aver visto crescere i miei figli e di occuparmi della mia famiglia a tempo pieno.

Colgo l’occasione per rinnovare i ringraziamenti in primo luogo al mio donatore e alla sua famiglia per il loro grande gesto di generosità, e a tutti i medici e il personale paramedico dei reparti di chirurgia e gastroenterologia, che mi hanno seguito con professionalità e disponibilità durante quei momenti. Gratitudine e stima voglio esprimere alla dott.sa Patrizia Burra, per l’attenzione e la sensibilità umana che ha mi ha dimostrato, non solo come paziente ma come persona.